Nelle ultime elezioni regionali, nonostante un incremento percentuale che potrebbe far pensare a un risultato incoraggiante, il quadro reale racconta altro. In provincia, sul territorio e in particolare nel Baianese, nulla è cambiato. Non si registrano segnali di rilancio, né iniziative volte a rafforzare il radicamento, né azioni capaci di valorizzare le competenze di iscritti, simpatizzanti ed esponenti locali. È come se il voto avesse certificato un dato politico che, invece di stimolare una reazione, avesse prodotto una sorta di paralisi organizzativa.
Di fronte a questo scenario, la domanda è inevitabile: come si cresce nell’immobilismo totale? Come si può pensare di ampliare la presenza nei territori se gli iscritti vengono considerati soltanto come portatori d’acqua, e non come protagonisti di un percorso politico che dovrebbe essere partecipato, aperto, inclusivo e realmente radicato?

l Baianese, in particolare, continua a essere un territorio ignorato. Avellino 5 Stelle sembra attendere un evento indefinito, forse le elezioni del 2027, rischiando però di arrivare fuori tempo massimo. Nel frattempo, sul territorio il Movimento rischia di perdere ulteriormente contatto con una comunità che avrebbe invece bisogno di ascolto, presenza e progettualità.
In questo contesto emerge una domanda che non può più essere elusa: a cosa è servito il NOVA, lo strumento voluto da Giuseppe Conte per raccogliere proposte, idee, contributi e per valorizzare le forze presenti nei territori? Se non si aprono spazi reali di confronto, se non si attivano processi di partecipazione, se non si costruiscono reti locali, il NOVA rischia di restare un contenitore vuoto, un’occasione mancata.
Serve dunque fare presto e fare bene, affinché il Movimento 5 Stelle in Irpinia possa sviluppare semi di democrazia e partecipazione attiva. È necessario avviare un percorso di confronto interno che non sia rituale, ma concreto. Una lettura lucida del voto deve andare oltre le percentuali e cogliere la perdita di consenso reale, mascherata dall’aumento dell’astensione, che ha finito per penalizzare anche la continuità della rappresentanza istituzionale.
Occorre una ristrutturazione organizzativa capace di superare rigidità e chiusure, restituendo al Movimento la capacità di essere realmente presente nelle comunità locali. Il radicamento territoriale non può restare uno slogan: deve diventare pratica quotidiana, fatta di ascolto, presenza, valorizzazione delle competenze, apertura alle energie giovani e produttive. Solo così si ricostruisce un Movimento vivo, capace di attrarre nuove forze e di incidere nella realtà sociale ed economica.
In questa prospettiva, è auspicabile la convocazione di un’assemblea in presenza, che riunisca le diverse realtà territoriali e permetta di definire linee comuni di intervento. Un momento di confronto necessario per superare frammentazioni, ricostruire legami e rilanciare un percorso unitario.
Il dibattito che si apre non è solo organizzativo: è politico e culturale. Riguarda la capacità del Movimento di tornare fedele ai suoi principi originari, ma con strumenti nuovi, più efficaci, più radicati. Riguarda la possibilità di emancipare i territori meridionali attraverso partecipazione, inclusione e progettualità.
Non abbiamo perso la speranza. Ma la speranza, da sola, non basta. Occorre volontà politica, apertura, coraggio di cambiare. Solo così il Movimento 5 Stelle potrà tornare a essere una forza credibile e realmente presente nei territori.
Prof. Andrea Canonico, iscritto M5S

