Avella rilancia ’e riggiulette: con “Ritrovarsi in piazza” la Pro Loco Clanis riaccende la vita sociale a Piazza Convento

Avella ha sempre avuto un cuore pulsante, e quel cuore – per generazioni – batteva in un luogo preciso, da molti indicato come ’e riggiulette. Un nome che ancora oggi, per chi lo ricorda, porta con sé il sapore delle sere d’estate, delle chiacchiere spontanee, dei volti che si riconoscevano senza bisogno di presentazioni. È da lì che si riparte, ed è significativo che la Pro Loco Clanis scelga proprio questo spirito per rilanciare un gesto semplice e rivoluzionario: ritrovarsi.

L’iniziativa “Ritrovarsi in piazza”, in programma il 9 maggio 2026, non è un evento da calendario ma un esperimento sociale, un atto di resistenza culturale. Un invito a rimettere al centro la presenza fisica, lo sguardo diretto, la parola detta senza filtri. In un’epoca in cui i social promettono connessioni infinite ma spesso svuotano i rapporti reali, tornare in piazza significa difendere l’umano dall’invadenza del virtuale. Significa ricordare che una comunità non si misura dai like, ma dai passi che si incrociano.

Piazza Convento – o meglio, ’e riggiulette – non è solo un luogo: è un simbolo identitario. Per anni è stata il punto di riferimento della socialità avellana, e oggi rischia di diventare un contenitore vuoto, come tante piazze italiane che hanno smesso di essere vissute. Ma ci sono territori che hanno già dimostrato che basta poco per invertire la rotta: un appuntamento fisso, un pretesto per uscire di casa, un’occasione per far incontrare generazioni che troppo spesso vivono parallele senza toccarsi. Non serve copiarli, basta coglierne lo spirito.

L’appello della Pro Loco è chiaro: non restare spettatori. Perché una piazza vive solo se qualcuno la vive davvero. E allora l’invito diventa un atto di responsabilità collettiva: portare la propria voce, la propria storia, le proprie domande. Condividere idee, preoccupazioni, desideri. Riscoprire il gusto di parlare con chi non si conosce, o con chi si conosce fin troppo bene. Ritrovare quella naturalezza che nessun algoritmo potrà mai restituire.

Il 9 maggio può essere un inizio, non un episodio isolato. Un modello da riproporre anche negli altri comuni del mandamento, perché lo spiritus loci non appartiene a un solo paese: è un patrimonio diffuso, fragile, che va coltivato. E ogni piazza – grande o piccola – può tornare a essere ciò che è sempre stata: un luogo di incontro, di confronto, di comunità.

Avella ha l’occasione di riaccendere una scintilla. Sta ai cittadini trasformarla in un fuoco che scaldi di nuovo la vita sociale. Perché una comunità cresce quando si guarda negli occhi, non attraverso uno schermo. E perché certe tradizioni – come ritrovarsi ‘ncopp ‘e riggiulette – non meritano di essere ricordate: meritano di essere vissute.

(A.S.)