La guerra che nessuno vince e che l’Europa (senza parteciparvi) perde: diesel d’alta moda, bollette stellari e stipendi da discount

Anche se già si profila una lunga guerra-guerriglia di logoramento, al momento non sappiamo ancora chi stia vincendo la guerra: se il regime iraniano (che negli ultimi quarant’anni ha collezionato violazioni dei diritti umani come fossero figurine Panini) oppure gli Stati Uniti e Israele (che nel frattempo hanno deciso che il diritto internazionale è un concetto interessante… ma opzionale).

Quello che invece sappiamo con certezza, senza bisogno di analisti geopolitici, è chi la sta perdendo. Ovvero. i consumatori europei, che ormai vivono in un eterno “livello difficile” economico, iniziato con la pandemia, proseguito con la crisi energetica conseguente all’invasione russa dell’Ucraina e rifinito con i dazi americani. Una maratona di” sfortune” che avrebbero fatto impallidire perfino Odisseo.

Il prezzo del diesel, che nel 2020 viaggiava intorno a 1,30 €/l, ha superato in vari Paesi europei i 2 euro al litro, trasformandosi in un bene di lusso. A questo punto manca solo che le pompe di benzina inizino a vendere il carburante in boccette da 50 ml, come il Chanel N°5, con un commesso che ti spruzza un campione sul polso per farti sentire “l’aroma di raffinazione”.

Nel frattempo il gas naturale, che nel 2019 costava circa 15 €/MWh, ha toccato picchi oltre i 300 €/MWh durante le crisi energetiche, e anche se oggi è sceso, resta comunque molto più volatile dell’umore di un adolescente. Il mercato dell’energia è diventato una roulette russa (che forse, visti gli ultimi eventi, assumerà il nome di “roulette americana“), solo che a perdere non è uno solo: sono ormai  milioni le famiglie in difficoltà sempre meno gestibili.

E poi c’è la spirale speculativa: un elegante balletto finanziario do società che lamentano continuamente costi più elevati mentre i loro proprietari, azionisti e manager si arricchiscono sempre di più.

Le bollette salgono perché sale il gas, i trasporti salgono perché sale il diesel, gli alimentari salgono perché salgono i trasporti, e i consumatori salgono… sulle pareti, per la disperazione.

Il costo dei generi alimentari nell’UE è cresciuto di oltre il 30% in tre anni, con punte del 60% per alcuni prodotti come zucchero e oli vegetali. Ma tranquilli: ci hanno rassicurato che è tutto sotto controllo. Certo, sotto controllo di chi non deve pagare la spesa.

E mentre tutto aumenta, arriva finalmente la buona notizia: gli aumenti salariali. Quei gloriosi 20, 30, a volte perfino 50 euro lordi al mese, che dovrebbero compensare un’inflazione che ha eroso in media il 15% del potere d’acquisto europeo. Una vittoria epocale, se consideriamo che con quei soldi si può comprare… beh, sicuramente qualcosa. Forse qualche litro di diesel, o qualche caffè al giorno.

Ma non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ci dicono che l’Europa è resiliente, che il mercato si stabilizzerà, che la situazione è complessa ma gestibile. E noi, con i nostri pochi euro d’aumento, siamo pronti a fare la nostra parte. Perché alla fine, in questa guerra che non sappiamo chi stia vincendo, una certezza ce l’abbiamo: a perderla siamo noi, e lo stiamo facendo con una costanza e con una pazienza invidiabile.