Un recente studio multidisciplinare ha portato alla luce nuove informazioni sulla struttura profonda della caldera dei Campi Flegrei, una delle aree vulcaniche più monitorate d’Europa. Gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno analizzato le rocce crostali fino a 4 chilometri di profondità, utilizzando tecnologie avanzate di laboratorio in 4D e immagini tridimensionali ad alta risoluzione del sottosuolo. I campioni, prelevati da un pozzo geotermico, sono stati sottoposti a esperimenti meccanici in situ, rivelando la presenza di uno strato crostale sorprendentemente debole e permeabile a partire da circa 2.5 km di profondità.
Secondo i ricercatori, questo strato fragile potrebbe aver accumulato nel tempo intrusioni magmatiche minori, che ne hanno progressivamente ridotto la resistenza meccanica. Le simulazioni numeriche indicano che questa zona potrebbe agire come una sorta di serbatoio per fluidi magmatici profondi, favorendo sovrapressioni durante le crisi bradisismiche e contribuendo alle deformazioni del suolo e all’attività sismica. Inoltre, la sua presenza potrebbe influenzare eventuali future risalite di magma verso la superficie, rendendo ancora più cruciale il monitoraggio continuo dell’area.
La ricerca è stata presentata al Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, tenutosi a Padova, e rappresenta un passo importante nella comprensione dei meccanismi che regolano il comportamento della caldera flegrea. Queste nuove evidenze offrono una chiave interpretativa per il fenomeno del bradisismo, che da secoli caratterizza l’evoluzione geologica dell’area e ne determina il livello di rischio vulcanico.
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