“Dint’e mane ‘e chi ‘e lassamm’e figlie nuoste? Senza regole… ‘mmiezo a stu munno vacante…“Sono i versi di una delle canzoni più intense di Nino D’Angelo, parole che hanno ispirato la riflessione del dott. Filomeno Caruso su una delle questioni più urgenti del nostro tempo: il futuro delle nuove generazioni e la responsabilità collettiva nei confronti del pianeta.
Secondo il dott. Caruso, la domanda contenuta in quei versi – «In che mani stiamo lasciando i nostri figli?» – non è soltanto un’espressione poetica, ma rappresenta un invito a interrogarsi sul mondo che gli adulti stanno consegnando a chi verrà dopo.
Il cambiamento climatico, osserva, non è più un problema da affrontare in futuro. È una realtà che si manifesta ogni giorno attraverso ondate di calore sempre più intense, lunghi periodi di siccità, incendi devastanti, eventi meteorologici estremi e un progressivo deterioramento dell’ambiente.
Le cause, evidenzia il dott. Caruso, sono ormai note. L’utilizzo massiccio di combustibili fossili continua ad aumentare la concentrazione di gas serra nell’atmosfera, mentre la deforestazione riduce la capacità della Terra di assorbire l’anidride carbonica.
A questo si aggiungono le emissioni derivanti da alcune pratiche agricole e dagli allevamenti intensivi, oltre all’inquinamento atmosferico provocato dalle polveri sottili, con pesanti ripercussioni sulla salute pubblica.
Le conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti. Inverni sempre meno rigidi, estati caratterizzate da temperature record, crisi idrica, scioglimento dei ghiacciai, perdita di biodiversità e danni economici crescenti rappresentano gli effetti di una crisi che non può più essere ignorata.
Nel richiamare l’attenzione sull’urgenza della situazione, il dott. Caruso cita anche la riflessione di Carlo Alberto Pratesi, presidente dello European Institute of Innovation for Sustainability, secondo cui «questa sarà la più fresca delle prossime estati».
Una frase che sintetizza con efficacia la direzione intrapresa dal clima e che, come ha aggiunto lo stesso Pratesi, descrive una «nuova normalità destinata a peggiorare» se non verranno adottate misure concrete.
Per il dott. Caruso non è più tempo di rinvii. La risposta deve arrivare attraverso politiche ambientali coraggiose, capaci di accelerare la transizione energetica, sostenere le fonti rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, promuovere una mobilità sostenibile, proteggere il patrimonio forestale e investire nella tutela delle risorse idriche. Accanto all’impegno delle istituzioni, sottolinea, esiste anche una responsabilità individuale.
Ridurre gli sprechi energetici, effettuare una corretta raccolta differenziata, limitare gli sprechi alimentari e adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente sono azioni quotidiane che, nel loro insieme, possono contribuire a costruire un futuro più sostenibile.
Per il dott. Filomeno Caruso la vera eredità da lasciare alle nuove generazioni non sarà rappresentata dai beni materiali, ma dalla qualità dell’ambiente in cui vivranno.
Per questo richiama un principio che racchiude il senso della responsabilità verso il pianeta: «Non ereditiamo la Terra dai nostri padri, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli.»
Un pensiero che diventa anche un invito alla responsabilità collettiva. Perché il futuro dei figli e dei nipoti dipenderà dalle decisioni che saranno prese oggi e dalla capacità di ciascuno di trasformare la consapevolezza in azioni concrete.
(di Alessandro Siniscalchi)

