A Sanremo li chiamano “desgaribai”. In dialetto sanremasco, più o meno, significa sgangherati, sgarrupati. Sgraziati. Un nome che sembra uno scherzo e invece contiene una dichiarazione di metodo: non nascondere la fragilità, ma prenderla sul serio e starci dentro insieme. Magari in un centro estivo. Quello “dei desgaribai”, appunto.
Per due mesi, luglio e agosto, l’istituto “Nobel” di via Panizzi ospita infatti una quarantina di bambini e ragazzi con disabilità, accompagnati da una cinquantina di educatori. Il loro motto? “Siamo tutti desgaribai”. Per capirlo bisogna varcare quella soglia. Un ragazzo prende sotto braccio il suo educatore. Un altro viene accompagnato in bagno, aiutato a vestirsi, seguito mentre mangia. Qualcuno corre, qualcuno ha una crisi, qualcuno non parla. C’è chi è autistico, chi è in carrozzina, chi ha bisogno di assistenza nelle azioni più semplici. Poi si va alla spiaggia di Foce Levante, attrezzata per le persone con disabilità motoria, oppure si resta a scuola per yoga, basket, attività artistiche, musicoterapia e teatroterapia. Quest’anno è arrivata anche una banda musicale, che ha lavorato per settimane con i ragazzi e suonato con loro alla festa finale.
Serena Crespi fa parte del cda di “Ad Sidera”, associazione sportiva che anima questa scuola estiva nata per rispondere ai bisogni di tante famiglie con figli disabili che d’estate, quando le scuole ordinarie sono chiuse, non sanno come fare.
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