Visto il numero abnorme di candidati alle Regionali (quasi 50 solo in Irpinia) molti lettori si sono chiesti perché si candidano anche personaggi improbabili e chiaramente non adatti (alcuni anche rimediando delle epiche figuracce) e quanto guadagnano i Consiglieri Regionali della Campania.
Ebbene, la risposta non è affatto un mistero: anche il rappresentante “più povero”, ovvero quello che percepisce meno, porta a casa almeno 11.100 euro lordi al mese.
Secondo gli osservatori più arguti sarebbe quanto una persona che, in aggiunta a uno stipendio base di 1.100 euro (per esempio un bidello), vincesse ogni anno un gratta e vinci da 100.000 euro, per 5 anni!
11.100 euro lordi al mese è, infatti, la cifra fissata dal decreto 174 del 2011, che ha imposto un tetto massimo agli stipendi dei politici regionali. Per il presidente della Regione il limite sale a 13.800 euro, sancendo una distanza netta tra base e vertice.
La struttura degli emolumenti è semplice: 6.660 euro di indennità di carica e 4.440 euro di rimborso spese compongono il pacchetto base. Chi non ha incarichi ulteriori resta fermo a questa soglia, che viene definita ironicamente “il livello più povero”.
Ma la vera variabile è l’indennità di funzione, che cresce con il peso politico. Il presidente della Giunta e quello del Consiglio regionale raggiungono il tetto massimo di 13.800 euro, mentre vicepresidenti e assessori si fermano a circa 12.855 euro. Poco sotto si collocano presidenti di commissione, capigruppo e capo dell’opposizione, con compensi attorno ai 12.585 euro.
Ed è qui che il discorso si fa pungente. Parlare di “povero” quando si tratta di 11.100 euro lordi al mese è quasi offensivo se confrontato con i redditi medi dei cittadini campani, che secondo le statistiche più recenti oscillano attorno ai 1.500 euro netti mensili.
La sproporzione è evidente: un consigliere regionale guadagna in un mese quanto un lavoratore medio percepisce in quasi un anno. La vera questione non è dunque la cifra, ma l’effettiva produttività che dovrebbe giustificare compensi così elevati.
In una regione dove molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese, il divario tra politica e realtà quotidiana si misura anche in queste cifre. È il simbolo di una distanza che non è solo economica, ma anche culturale e sociale: mentre i cittadini stringono la cinghia, la politica continua a muoversi in una dimensione parallela, protetta da tetti che sembrano più soffitti dorati che limiti di legge.
E non è finita qui. A parte tutti i vantaggi connessi alla gestione del potere, un’altra differenza sostanziale è l’aspetto pensionistico. Mentre il lavoratore medio – se vuole evitare la vergogna e l’umiliazione della pensione sociale e avere una pensione decente – deve lavorare più di 40 anni, i parlamentari regionali maturano un sostanzioso vitalizio dopo soli 5 anni.
Ecco svelato il mistero…
Se va, va… e, se non va, possono sempre andare a chiedere qualche favore…
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