Un’indagine avviata dopo un furto commesso nella provincia di Benevento ha portato alla scoperta di un presunto sistema illecito che, secondo gli inquirenti, avrebbe operato in modo strutturato sul territorio irpino, sfruttando meccanismi di intestazioni fittizie di veicoli e generando un danno economico rilevante agli enti pubblici. Approfondendo gli elementi raccolti, anche grazie alla diffusione televisiva di un servizio satirico che denunciava proprio questo fenomeno, gli investigatori della Procura di Avellino hanno ricostruito un quadro che ha condotto all’emissione di otto misure cautelari personali nei confronti di altrettanti soggetti, come disposto dal GIP del Tribunale di Avellino.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe messo in piedi un meccanismo capace di indurre in errore un pubblico ufficiale del PRA, ottenendo così la registrazione irregolare di circa duecento veicoli intestati a società di comodo formalmente attive nel commercio di auto, ma in realtà riconducibili a due membri dell’associazione. Una volta ottenute le intestazioni, i mezzi venivano ceduti o messi a disposizione di soggetti vicini ad ambienti criminali, consentendo loro di evitare passaggi di proprietà, assicurazioni, tasse automobilistiche, revisioni, multe e pedaggi, oppure di impiegarli per la commissione di ulteriori reati, rendendo più difficile risalire ai reali utilizzatori.
Il provvedimento cautelare prevede una custodia in carcere, sei arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, misure applicate sulla base dei gravi indizi raccolti per l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la fede pubblica e il patrimonio. L’attività investigativa, durata diversi mesi, ha richiesto acquisizioni documentali presso uffici pubblici, analisi informatiche e dei profili social, intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a una fitta rete di testimonianze, permettendo di delineare con precisione ruoli, modalità operative e benefici economici del presunto sodalizio.
Dalle verifiche è emersa anche una truffa aggravata ai danni dell’Erario, della Regione e della Provincia, quantificata in circa 140.000 euro, cifra che rappresenta il mancato introito derivante da tasse automobilistiche, imposte e oneri mai versati grazie al sistema delle intestazioni fittizie. Le indagini hanno inoltre evidenziato come il fenomeno non fosse episodico, ma strutturato in modo da garantire continuità e copertura agli utilizzatori dei veicoli, creando una sorta di “parco auto ombra” difficilmente riconducibile ai reali beneficiari.
Secondo la Procura di Avellino, l’operazione rappresenta un tassello importante nel contrasto a condotte che minacciano la legalità amministrativa, la fede pubblica e il patrimonio collettivo, con l’obiettivo di impedire il radicarsi di gruppi criminali sul territorio e di prevenire il ripetersi di meccanismi fraudolenti analoghi. L’intervento, frutto della collaborazione tra magistratura e Arma dei Carabinieri, conferma la volontà di mantenere alta l’attenzione su fenomeni che, pur agendo attraverso procedure burocratiche apparentemente ordinarie, possono produrre effetti concreti e dannosi per l’intera comunità.

