L’ennesimo tentativo di rifornire il carcere di Poggioreale con droga e telefoni cellulari è stato sventato grazie al servizio antidroni della Polizia Penitenziaria, che nelle ultime settimane ha intensificato i controlli attorno all’istituto partenopeo. Due uomini sono stati arrestati dopo essere stati sorpresi mentre manovravano un drone carico di stupefacenti e dispositivi elettronici dal tetto di un edificio situato di fronte al penitenziario. Gli agenti li hanno individuati in tempo reale, bloccandoli prima che il velivolo potesse completare la consegna destinata ai detenuti.
L’operazione, avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, ha portato al sequestro di due droni, uno dei quali già in volo e l’altro pronto al decollo, oltre a 15 smartphone completi di batterie supplementari, cavi e alimentatori, e a un consistente quantitativo di droga: 150 grammi di hashish, 20 grammi di cocaina e 20 grammi di crack. I due presunti piloti, una volta fermati, sono stati trasferiti proprio nel carcere che stavano cercando di rifornire.
Secondo quanto emerso dalle indagini preliminari, il metodo utilizzato non sarebbe un episodio isolato. Negli ultimi mesi, infatti, il fenomeno dei droni impiegati per introdurre materiale illecito nelle carceri italiane è diventato sempre più frequente. A Poggioreale, in particolare, il sindacato di polizia penitenziaria Sappe denuncia da tempo un incremento dei tentativi di intrusione, sottolineando come il sovraffollamento e la carenza di personale rendano ancora più complesso il lavoro degli agenti.
Il caso di Napoli si inserisce in un quadro nazionale preoccupante: episodi simili sono stati registrati anche in altri istituti, come quello di Paola, in Calabria, dove un drone carico di droga e cellulari è stato intercettato e abbattuto pochi giorni prima. Le organizzazioni sindacali chiedono interventi urgenti, maggiori risorse tecnologiche e un potenziamento degli organici per contrastare un sistema di rifornimento illecito sempre più sofisticato e redditizio per la criminalità organizzata.
A Poggioreale, la direttrice Giulia Russo ha più volte evidenziato la necessità di aggiornare le dotazioni di sicurezza, mentre il Sinappe ha definito il fenomeno dei droni «grave e persistente», richiamando l’attenzione del Ministero della Giustizia. L’operazione di queste ore conferma però l’efficacia del servizio antidroni, che ha dimostrato ancora una volta di essere uno strumento fondamentale per impedire che telefoni e stupefacenti finiscano nelle mani dei detenuti, alimentando traffici interni e mettendo a rischio la sicurezza dell’istituto.
L’arresto dei due piloti rappresenta dunque un importante successo investigativo, ma allo stesso tempo evidenzia la necessità di un intervento strutturale. Le forze dell’ordine temono infatti che, senza un rafforzamento dei sistemi di controllo, i droni continueranno a rappresentare una delle principali vie di accesso per il contrabbando nelle carceri, sfruttando la rapidità, la discrezione e la difficoltà di intercettazione di questi dispositivi.

