Crisi alla Provincia di Avellino: il PD rompe con Buonopane e i consiglieri chiedono le sue dimissioni

Nel pieno della frattura tra il presidente Buonopane e il Partito Democratico irpino, i consiglieri provinciali Dem denunciano una gestione ormai priva di condivisione politica e chiedono apertamente le sue dimissioni, segnando il punto più alto della crisi a Palazzo Caracciolo

La crisi che attraversa il Partito Democratico irpino e l’ente Provincia non è più un semplice scontro interno, ma un passaggio politico che mette in discussione la tenuta complessiva del centrosinistra sul territorio. La revoca dell’incarico di vicepresidente a Laura Cervinaro e la nomina di Franco Di Cecilia hanno rappresentato il punto di emersione di tensioni che covavano da mesi, ma che ora si sono trasformate in un confronto aperto sulla legittimità del metodo di governo e sulla coerenza politica della maggioranza.

Il presidente Rino Buonopane ha spiegato la sua decisione come una scelta dettata dal venir meno del rapporto fiduciario e dalla necessità di garantire continuità amministrativa. Una posizione che si inserisce in un clima già segnato da incomprensioni, assenze in aula e un dialogo interno sempre più difficile. In più occasioni, anche attraverso dichiarazioni pubbliche, Buonopane ha lasciato intendere di sentirsi isolato e poco sostenuto dal partito, arrivando persino a evocare l’ipotesi di un suo distacco dal PD.

Dall’altra parte, il gruppo consiliare democratico ha reagito con fermezza, parlando di una gestione che avrebbe progressivamente allontanato la Provincia dal percorso politico del partito. Le nuove dichiarazioni diffuse dai consiglieri aggiungono ulteriori elementi: si sostiene che il presidente, pur consapevole delle difficoltà numeriche, non avrebbe scelto di aprire un confronto politico trasparente, alimentando così la percezione di una guida non più condivisa. In questo quadro, la presa di distanza del segretario regionale Piero De Luca viene interpretata come una chiara disapprovazione della revoca a Cervinaro e come conferma di un isolamento ormai evidente ai diversi livelli istituzionali.

Un altro tema sollevato riguarda la distribuzione delle risorse provinciali. Secondo i consiglieri, la programmazione avrebbe assunto una fisionomia troppo concentrata su un singolo territorio, con interventi percepiti come sbilanciati rispetto alle esigenze complessive dell’Irpinia. La critica non riguarda il merito dei singoli progetti, ma la necessità di una visione equilibrata e sovracomunale, coerente con la natura dell’ente. È un punto che ricorre anche nei commenti di amministratori e cittadini, che sui social hanno espresso opinioni divergenti: alcuni difendono il lavoro svolto su viabilità e scuole, altri ritengono che la programmazione avrebbe dovuto essere più omogenea e condivisa.

I consiglieri richiamano inoltre episodi delle precedenti tornate elettorali provinciali, sostenendo che il presidente avrebbe appoggiato liste non riconducibili al PD. Questo elemento viene interpretato come segnale di una progressiva divergenza politica, che avrebbe reso più difficile mantenere un percorso comune. Buonopane, invece, ha più volte rivendicato la necessità di costruire maggioranze ampie per garantire la funzionalità dell’ente, soprattutto in un sistema elettorale che non prevede il voto diretto dei cittadini.

Sul piano amministrativo, il bilancio approvato senza la presenza del gruppo dem è diventato un ulteriore punto di frizione. I consiglieri parlano di un atto che richiederà approfondimenti nelle sedi competenti, mentre il presidente ha interpretato quell’assenza come un segnale politico, non come una contestazione tecnica. È proprio su questo nodo che si misura la profondità della frattura: la mancanza di un luogo stabile di confronto ha alimentato una spirale di incomprensioni che ora appare difficile da invertire.

In questo scenario, la crisi non riguarda solo la Provincia, ma l’intero assetto del PD irpino. Il congresso sospeso, le tensioni nel capoluogo, le diverse sensibilità interne che faticano a trovare una sintesi contribuiscono a un clima in cui ogni decisione assume un valore politico amplificato. La vicenda di Palazzo Caracciolo diventa così il simbolo di una fase più ampia, in cui il partito è chiamato a ridefinire la propria identità e il proprio ruolo nei territori.

Resta aperta la questione del futuro dell’ente. Da un lato, c’è chi ritiene che la situazione richieda un cambio di guida per ristabilire un equilibrio politico; dall’altro, chi sostiene che la priorità debba essere garantire continuità amministrativa, evitando ulteriori tensioni. In mezzo, un territorio che attende risposte su temi concreti: infrastrutture, scuole, servizi, programmazione strategica. La sfida, per tutte le parti in causa, sarà ricondurre il confronto su questo terreno, superando una fase in cui la dialettica interna ha rischiato di oscurare le esigenze reali dell’Irpinia.