La notte appena trascorsa al pronto soccorso del Moscati di Avellino si è trasformata in un improvviso teatro di tensione, dove l’emergenza sanitaria ha ceduto il passo a un’ondata di violenza inattesa. Nel giro di pochi minuti, l’area del triage – solitamente luogo di attesa e preoccupazione, ma pur sempre regolato da protocolli rigidi – è diventata il fulcro di una rissa che ha coinvolto più persone, tutte giunte per accompagnare un uomo in condizioni critiche.
Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo avrebbe iniziato a discutere animatamente per ragioni ancora da chiarire. La situazione, già tesa per l’arrivo del paziente in codice rosso, è degenerata con una rapidità sorprendente. In pochi istanti si è passati dalle parole ai fatti: spintoni, urla e, soprattutto, l’uso di spray al peperoncino, che ha saturato l’aria del reparto provocando bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie a pazienti, infermieri e medici presenti.
Il personale di vigilanza interno ha tentato invano di riportare la calma. Solo l’arrivo delle pattuglie della Polizia ha permesso di ristabilire l’ordine e di avviare una prima ricostruzione dell’accaduto. Gli agenti hanno ascoltato testimoni e operatori sanitari, mentre l’area veniva aerata per disperdere le sostanze irritanti. Restano da chiarire i motivi scatenanti della lite, ma ciò che è certo è che l’episodio ha creato momenti di autentico panico in un luogo che dovrebbe essere protetto e sicuro.
Non è purtroppo la prima volta che il pronto soccorso del Moscati diventa teatro di episodi simili. Negli ultimi anni si sono registrati altri momenti di tensione: nel 2023, ad esempio, un uomo aggredì verbalmente e fisicamente un infermiere dopo una lunga attesa; nel 2022, invece, un familiare di un paziente tentò di forzare l’accesso alla zona riservata ai codici rossi, provocando un parapiglia sedato solo dall’intervento delle guardie giurate. Episodi che, nel loro insieme, evidenziano un problema crescente: la fragilità del clima nei reparti di emergenza, spesso esasperato da tempi di attesa, stress emotivo e situazioni limite.
La direzione sanitaria, in passato, aveva già richiesto un potenziamento dei sistemi di sicurezza e una maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle ore notturne, soprattutto nei weekend. L’episodio di questa notte riaccende inevitabilmente il dibattito sulla necessità di tutelare non solo i pazienti, ma anche chi lavora in prima linea, spesso in condizioni di pressione estrema.
Mentre proseguono gli accertamenti per chiarire la dinamica della rissa, resta l’amarezza per un’altra notte in cui la violenza ha invaso un luogo dedicato alla cura. Un segnale che, ancora una volta, richiama l’urgenza di interventi strutturali e culturali per prevenire situazioni che mettono a rischio la sicurezza di tutti.

