Fine vita. La posta in gioco del caso Veneto. L’approvazione della legge regionale che apre la strada al suicidio medicalmente assistito spalanca la porta anche a molte domande.

«Non capisco come possa passare un provvedimento del genere in mezzo secondo da un Consiglio regionale senza nessun problema. Per noi oncologi sarà molto dura adesso». Ho ricevuto questo messaggio da un amico medico poche ore dopo che il Consiglio regionale veneto ha approvato la legge che ha inteso fissare le «procedure per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito». In queste parole c’è un po’ tutto.

C’è, innanzitutto, la percezione di una imposizione. Che ci offre uno spaccato della forza con cui il potere pretende di plasmare la stessa concezione dell’umano. All’origine si trova una proposta “popolare” eterodiretta dall’associazione Coscioni in tutte le regioni, affinché gli ospedali pubblici assicurino l’«erogazione della prestazione di autosomministrazione del farmaco letale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito», rappresentato come «diritto individuale e inviolabile». Il Veneto l’aveva già bocciata nel gennaio 2024, ma il presidente del parlamentino regionale della nuova legislatura ha voluto insistere, imponendola a un’aula convocata d’urgenza durante le ferie estive, con procedure accelerate al massimo che – come ha spiegato il costituzionalista professor Mario Esposito in base alla recente sentenza del Consiglio di Stato n. 4193/2026 – non avevano invece fondamento.

Nessun approfondimento nella preposta Commissione, nessun dialogo con quei corpi intermedi, che in Veneto sono traccia ancora ampia e vitale di una sensibilità umana così radicata da aver fatto proprio della cura e della solidarietà riconosciute eccellenze. Sembrava evidente: «mezzo secondo», per dirla con quell’amico medico, «non è compatibile» con «una norma sul senso stesso della vita», come aveva osservato il comunicato di CL Veneto del 30 agosto. Eppure, quegli stessi player politici e mediatici che di solito – anche giustamente – gridano subito al golpe quando vi è una minima accelerazione su decisioni importanti, questa volta l’hanno per lo più addirittura lodata.

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