Scoperta in Irpinia: la “Castalin” estratta dalle bucce di castagna è una molecola che potenzia i farmaci anticancro. La rivoluzione parte da Montella

Dalle bucce delle castagne di Montella, per decenni considerate un semplice residuo della lavorazione, è emersa una molecola naturale capace di rendere più vulnerabili le cellule tumorali ai farmaci già in uso o in sperimentazione: la Castalin. 

In una terra come l’Irpinia, dove la castanicoltura è parte dell’identità culturale ed economica, gli scarti della filiera — tonnellate di involucri legnosi privi di valore commerciale — sono sempre stati trattati come rifiuti. Eppure proprio da quel materiale marginale è partita una delle ricerche più sorprendenti degli ultimi anni.

Il biologo irpino Luigi Alfano, oggi ricercatore presso l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli e collaboratore della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, ha guidato un gruppo multidisciplinare che ha deciso di analizzare in profondità la composizione chimica delle bucce di castagna. L’estrazione e la caratterizzazione dei composti ha portato all’identificazione di una molecola mai associata prima a un ruolo oncologico: la Castalin.

Secondo quanto riportato dalla Sbarro Health Research Organization e confermato nella pubblicazione scientifica, la Castalin è in grado di aumentare l’efficacia degli inibitori di CHK1, una classe di farmaci attualmente in fase 1 di sperimentazione clinica . Gli inibitori di CHK1 agiscono bloccando un meccanismo di riparazione del DNA essenziale per la sopravvivenza delle cellule tumorali; se una molecola naturale ne amplifica l’effetto, la cellula malata diventa più esposta al danno e quindi più facilmente eliminabile.

Il potenziamento degli inibitori di CHK1 rappresenta il risultato più rilevante, soprattutto in relazione al tumore al seno triplo negativo, una delle forme più aggressive e con minori opzioni terapeutiche disponibili. Lo stesso Prof. Michelino De Laurentiis, oncologo del Pascale, ha sottolineato l’intenzione di valutare la Castalin sia come trattamento autonomo sia in combinazione con i più recenti chemioterapici .

Il progetto, come evidenziato dal Prof. Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute, si inserisce in una strategia più ampia che punta a individuare nuove molecole naturali utili in oncologia, valorizzando al tempo stesso le risorse del territorio. Giordano ha definito questa scoperta una conferma del valore di un approccio che guarda alla natura come serbatoio di composti bioattivi ancora inesplorati .

La ricerca sulla Castalin non è un episodio isolato. Il team di Alfano aveva già pubblicato un precedente studio dedicato a un’altra molecola antitumorale ricavata da scarti agricoli irpini: le vinacce dell’uva Aglianico di Montemarano. Si tratta della pubblicazione apparsa nel 2023 su Biomedicine & Pharmacotherapy, in cui è stata descritta l’attività antitumorale di un estratto polifenolico ottenuto dalle vinacce di Aglianico, capace di indurre danni al DNA e apoptosi nelle cellule di carcinoma mammario (Alfano et al., 2023).

Il modello di ricerca è chiaro e replicabile: partire da uno scarto agricolo locale, isolarne le componenti bioattive, testarne l’efficacia contro cellule tumorali. Un approccio che unisce sostenibilità, economia circolare e ricerca oncologica avanzata.

Così, ciò che fino a ieri veniva smaltito come rifiuto diventa oggi materia prima per la scienza. L’Irpinia, terra di castagneti secolari e vitigni storici, non esporta più soltanto prodotti agricoli: esporta molecole, conoscenza, possibilità terapeutiche.