Consiglio dell’Unione dei Comuni del Baianese. Eletto presidente Simone Rozza, ma rischio rottura a causa della “questione rifiuti”.

by "Il falco pellegrino"

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Durante la riunione straordinaria di ieri sera, i consiglieri delegati presenti hanno approvato all’unanimità l’articolo 17 dello Statuto dell’Unione dei Comuni del Baianese Alto Clanis. Hanno preso atto delle delibere dei consigli comunali e hanno nominato i rappresentanti, insediando i nuovi consiglieri. Il sindaco di Quadrelle, Simone Rozza, è stato eletto all’unanimità come nuovo presidente, mentre della giunta faranno parte i sindaci degli altri cinque paesi.

Dalla riunione è emersa, purtroppo e ancora una volta, la mancanza di un’effettiva linea comune su questioni di primaria importanza e la fragilità e labilità dell’Unione.

Infatti, quando si è passati alla spinosa discussione sulla gestione dei rifiuti (di cui abbiamo dato conto in un nostro precedente ARTICOLO) il dibattito è diventato subito molto acceso ed è emersa la farraginosità di questo Ente, mettendone perfino in discussione l’effettiva utilità, visto che da quando è stato costituito – e dati alla mano – non parrebbe aver prodotto apprezzabili effetti positivi sul territorio.

Insomma, sull’Unione continua ad aleggiare lo spettro della lunga e inconcludente storia dei vani tentativi di costituire se non una vera e propria “Città del Baianese” quantomeno un’effettiva e più concreta – nei fatti – “Unione dei servizi”.

 

Il lungo e, finora, deludente percorso dei tentativi di unione prende origine negli anni 60 del secolo scorso, ovvero ben 60 anni fa, all’interno delle associazioni della Gioventù di Azione Cattolica, con protagonisti, tra gli altri, Gino MasiGeppino MaiellaAntonio D’Avanzo Giovanni Colucci.

L’idea di una città intercomunale venne poi raccolta da Stefano Vetrano, che fu deputato della Repubblica nella IV e nella V legislatura, ma le rigidità locali – allora come oggi – impedirono che il progetto si potesse realizzare, nonostante che la Comunità Montana “Vallo di Lauro e Baianese” avesse fatto realizzare una ricognizione fotogrammetrica del territorio, che sarebbe dovuta servire da base per future programmazioni e che, invece, è rimasta solo una curiosità storica.

On. Stefano Vetrano

L’argomento, nel corso degli anni, è stato affrontato anche da osservatori locali in alcune pubblicazioni (come nel libro “La Città del Baianese”, pubblicato nel settembre del 2000), da intellettuali e storici locali, e da un po’ tutti i politicanti, da questi ultimi solo in occasione delle diverse campagne elettorali per essere poi riposto nel polveroso cassetto dei sogni appena dopo la chiusura delle urne.

Uno speranzoso sussulto si ebbe nel luglio del 2015, quando venne firmata la Convenzione della “Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanio”, nella forma di un Ente di secondo livello, così come contemplato nella Riforma delle Autonomie locali del 1992, e con riferimento allo statuto approvato dai sei comuni l’anno precedente, il cui nucleo centrale ruotava attorno all’idea della gestione associata dei servizi primari. Ma gli sviluppi successivi a tale atto sono apparsi piuttosto insoddisfacenti.

I lavori del Consiglio di ieri sera sono proceduti abbastanza tranquillamente fin quando si sono trattati gli aspetti formali, ovvero fino al momento di affrontare l’unica vera questione politica e operativa: quella sulla questione spazzatura.

A quel punto sono emerse forti divergenze di vedute, imprecisioni nelle narrazioni, accuse di tatticismi e comportamenti dilatori (da una parte) e di mancanza di programmazione (dall’altra), unite a posizioni ondivaghe e poco chiare di alcuni amministratori che, in breve, hanno trasformato il consesso in qualcosa di molto somigliante a un’agitata e confusa riunione di condominio.

Insomma – a microfoni e telecamere spente, e in alcune confidenze telefoniche, al di là delle dichiarazioni in politichese di facciata – alcuni dei protagonisti della serata si sono chiesti se la riunione fosse valsa quantomeno il dispendio di energia elettrica per tenere accese le luci della sala del Teatro Colosseo nonché la mobilitazione di alcune telecamere, per fortuna non a pellicola (che costa).

È stata, quindi, soprattutto una “tristissima” riunione “S.A.D.” (acronimo che indica il “Sub Ambito Distrettuale” della gestione dei rifiuti ma che corrisponde all’aggettivo inglese “sad” che significa “triste”). Non è mancato neppure chi dal pubblico – ad onor del vero, tutt’altro che folto – non chiedesse agli amministratori sul palco come mai, viste le scadenze imminenti, la “questione rifiuti” non si fosse affrontata e analizzata prima, come un’oculata e previdente azione politica e amministrativa avrebbe forse richiesto.

A un certo punto, il sindaco di Sperone Adolfo Alaia, nella convinzione che si stesse adottando un comportamento dilatorio, ha abbandonato la riunione, ritenendo che la differenza della tassa sulla spazzatura tra Sperone e i comuni che fanno capo all’ATO di Avellino sia, al di là dei quadri finanziari richiesti dal sindaco di Avella Vincenzo Biancardi, di per sé già più che indicativa e sufficiente per scegliere di aderire a immediatamente un ipotetico SAD dei comuni del Baianese e che, una volta istituito tale subambito, ci sarebbe tutto il tempo per definire i dettagli operativi e organizzativi. Il Comune di Sirignano ha sostenuto l’iniziativa di Alaia, mentre gli altri Comuni non si sono espressi in maniera definitiva.

L’Augurio è che il neo-presidente Rozza riesca a ricucire lo strappo e che, come ha poi proposto Biancardi, si attivi subito un tavolo di lavoro, composto da tecnici e amministrativi dei vari comuni, per inquadrare meglio la questione dal punto di vista finanziario e progettuale, in modo di effettuare scelte oculate che coinvolgano tutti i sei comuni del baianese, altrimenti insistere con una Unione dei Comuni simbolica e che si frammenta al primo atto operativo sarebbe privo di senso.

Si segnala che, oltre alle questioni politiche e amministrative troppo spesso autoreferenziali e poco condivise dai cittadini, c’è anche chi non è contento dello stato in cui stagna il processo di unione dei Comuni e che vorrebbe la costituzione di un effettivo sincizio amministrativo che unisca in un unico e vitale organismo i nuclei dei sei comuni, e che si superi i campanilismi anche nella denominazione, mettendo da parte ogni nome divisivo (come Città del Baianese o i riferimenti al Clanio o ad altri toponimi troppo localistici) e che ci si riferisca alle più antiche radici storiche e culturali comuni, che superino, anche simbolicamente, i campanilismi. Un’idea potrebbe essere quella di chiamare l’ipotetica nuova città del comprensorio “Vallejanus”, ovvero “Valle di Giano”, con riferimento alla divinità italica venerata in questi luoghi e considerata il dio degli inizi, materiali e immateriali, che guarda al futuro senza dimenticare il passato.

 


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