Mugnano del Cardinale, Via Crucis, brividi, emozioni.

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Mettiamola così: il tempo non era clemente, ma nemmeno pessimo. Da clima incerto. La tramontana ti coglieva d’improvviso. Lo spiffero, subdolo, ti faceva stringere nelle spalle. Pomeriggio uggioso. Il cielo aveva un colore importuno. Appuntamento scuole medie. Ora un ex edificio. Ma buono per base logistica. Alla bisogna fa da spogliatoio. Gruppetto d’astanti in attesa dell’opera. Man mano diventa moltitudine corposa. Ci fanno spostare. Forse sono pronti. Un corteo di bambini con le palme precedono i figuranti. Pochi metri ed è prima stazione. Don Giuseppe, di tunica vestito, legge e parla. Viene coadiuvato da alcuni “seguaci”.
Si intravedono gli apostoli. Fanno scena ed incedono sicuri. In pochi metri guadagnano il tavolo dei 12, assieme a Gesù (Domenico Gerolino).
Una musica itinerante sigla gesti e movimenti. Sono sincroni e si lasciano guardare. Si varca il territorio comunale, affrontando lo “Stradone”.
Intanto è avvenuto l’arresto del figlio di Dio. Centurioni imponenti fanno tale parte. Eppoi la stazione di Ponzio Pilato (Angelo Corbisiero). Suggestivo e funzionale. L’inserimento della parte di Barabba (Antonio Caruso) cattura nella storia.
La salita è, davvero un calvario. Croce in spalla, passo incerto e sguardo sofferente, Gesù dà prova di bravura. Il crollo al suolo dopo la flagellazione è da applausi. A scena aperta.
Il giovane Gerolino ha fornito una prova eccellente. Se trasmette emozioni, è così. Ma anche Giuda (Antonio Napolitano), tra ghigno ed impiccagione, ha spiegato perché, da anni, il ruolo è suo. In tutto ciò, di volta in volta, si elevava un canto. Dialettale, perciò suggestivo. Intonava la prima nota, la sempre affidabile veterana, Teresa Cuomo. Affiancata da un nutrito gruppo di donne. Si avvertiva impressione. L’atto finale, poi, ha svelato la Crocifissione. Scena di un certo turbamento. Gesù issato sulla Croce, sfidando il freddo, corredato solo da una tovaglietta, stretta sui fianchi. Prodigioso, già solo per quello.
La voce stentorea di Don Giuseppe guidava. Partecipazione. Mentre il Cristo spirava. Fiato sospeso e la Sindone avvolgeva il corpo martoriato. Ancora, deposizione nel Sepolcro. E Resurrezione. Il sorriso, appena accennato, svettando a braccia aperte, di uno strepitoso interprete, ha dato la stura per un applauso liberatorio. Bravi tutti. Hanno reso l’idea e le sensazioni. I brividi sempre addosso, ma il vento si era, già, calmato.

Enzo Pecorelli

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