Rendere le nostre città più vivibili non significa soltanto intervenire sull’arredo urbano, aumentare il verde o recuperare piazze e monumenti. Significa soprattutto costruire le condizioni perché le persone possano muoversi meglio, più velocemente e con maggiore sicurezza.
Il confronto con le grandi capitali europee dovrebbe farci riflettere. Madrid dispone di una rete metropolitana che supera, per estensione, quella complessiva delle metropolitane italiane. In Italia esistono realtà importanti, a partire da Milano e Roma, mentre Napoli negli ultimi anni ha costruito una rete che rappresenta un altro esempio significativo. Ma nel complesso il nostro sistema resta ancora lontano dalle esigenze di un Paese moderno.
Non è soltanto una questione di trasporto pubblico. È una questione economica, sociale e urbanistica.
Per decenni l’Italia ha investito molto sulla mobilità su gomma, accompagnando lo sviluppo della motorizzazione privata e della rete stradale. È stata una scelta legata alla storia industriale del nostro Paese e alle esigenze di un determinato periodo. Oggi, però, quelle scelte devono essere ripensate alla luce di una realtà completamente diversa.
Una città congestionata dal traffico consuma tempo, energia e risorse. Riduce la produttività, aumenta lo stress, rende più difficile raggiungere il luogo di lavoro e penalizza anche le attività commerciali e turistiche. Al contrario, una mobilità efficiente libera spazio e tempo.
Pensiamo a cosa potrebbe significare per le nostre città avere meno automobili in superficie. Potremmo recuperare spazi per i pedoni, per il verde, per le attività culturali e commerciali. Potremmo tornare a vivere angoli dei nostri centri urbani che oggi attraversiamo soltanto in automobile. Potremmo valorizzare ancora di più quella straordinaria bellezza che rende l’Italia un Paese unico.
Per questo parlare di metropolitane e di infrastrutture ferroviarie non significa parlare soltanto di cemento e grandi opere. Significa parlare della qualità della vita e della competitività dei territori.
E il ragionamento deve andare oltre le metropolitane. Ferrovie moderne, collegamenti intermodali, trasporto pubblico efficiente, mobilità elettrica, collegamenti marittimi e sistemi integrati possono diventare una parte fondamentale di una nuova strategia di sviluppo.
L’Italia ha inventato e trasformato il modello della città nel corso dei secoli. Oggi ha il compito di immaginare la città del futuro.
Non possiamo continuare a considerare normale che per spostarsi da un punto all’altro di una città si debba perdere una parte significativa della propria giornata nel traffico. Né possiamo pensare che realizzare una nuova infrastruttura ogni decennio sia sufficiente per accompagnare le trasformazioni economiche e sociali.
Servono programmazione, continuità degli investimenti e una visione che guardi almeno ai prossimi venti o trent’anni.
Una città più connessa è una città più competitiva. Una città con meno traffico è una città più bella. Una città nella quale il cittadino può muoversi facilmente è una città che offre più opportunità alle imprese, ai lavoratori, agli studenti e ai visitatori.
L’Italia possiede già una ricchezza che nessuna infrastruttura può creare da sola: la bellezza dei suoi territori e delle sue città. Il nostro compito è costruire le infrastrutture capaci di permettere a questa bellezza di essere vissuta pienamente.
Perché quando una città torna a respirare, non migliora soltanto la qualità della vita. Respira anche la sua economia

