Scopriamo perché sempre più italiani, anche chi lavora, ricorrono alla Caritas: i numeri che non ci aspetteremmo

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Non è più una tendenza emergente, ma una piaga radicata: la povertà in Italia colpisce oggi quasi ogni fascia della popolazione, senza risparmiare anziani, famiglie con figli, lavoratori precari e persino separati costretti a versare assegni di mantenimento. I numeri 2024 di Caritas Italiana, presentati a giugno a Roma, disegnano un’istantanea drammatica: 277.775 nuclei familiari hanno bussato alle porte di mense, empori e Centri di ascolto, con un’impennata del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% in un decennio.

Dietro queste cifre ci sono territori in cui la richiesta d’aiuto è esplosa. Al Nord, tradizionalmente meno esposto alla fragilità, le richieste sono cresciute del 77%, mentre al Sud si registra comunque un +64,7%. È un fenomeno che non conosce interruzioni: il 26,7% degli assistiti vive in una condizione di disagio stabile da anni, senza alcuna speranza di ripresa rapida.

Il profilo di chi si rivolge a Caritas si è diversificato: l’età media è salita a 47,8 anni e gli over 65 rappresentano ormai il 14,3% del totale, raddoppiando in dieci anni. Le famiglie con figli rimangono la quota più ampia, mentre cresce la componente dei “working poor”: il 23,5% dichiara un’occupazione, percentuale che supera il 30% tra i 35–54enni. Per molti, un contratto e uno stipendio non bastano più a tenersi al di sopra della soglia di povertà.

Un capitolo a parte meritano i genitori separati, spesso dimenticati nella narrazione ufficiale. Quando una sentenza impone il versamento di un assegno di mantenimento, molte persone – soprattutto papà, nel 94% dei casi – si trovano a dover sostenere spese tali da precipitare rapidamente nella fragilità economica, tra difficoltà a far fronte al minimo vitale e problemi nella gestione quotidiana del bilancio familiare.

Alle criticità abitative – con il 5,6% degli italiani in situazione di grave deprivazione e un ulteriore 5,1% che dedica una quota eccessiva del reddito a bollette e affitti – si sommano le difficoltà sanitarie: il 15,7% lamenta carenze del sistema pubblico, ricorrendo all’aiuto di farmaci, visite specialistiche a pagamento e sostegni privati.

In questo scenario complesso, le misure varate dal governo di centrodestra e le risposte dell’opposizione disegnano un panorama a “par condicio”. Da un lato, l’Assegno di inclusione (Adi) introdotto da Palazzo Chigi, pensato per sostituire il Reddito di cittadinanza, ha ridefinito i parametri di accesso in modo più selettivo, lasciando fuori oltre 850 mila famiglie e riducendo di circa 2.600 euro l’aiuto annuo per chi è rimasto dentro i nuovi criteri.
Affianco all’Adi è nato il “Supporto per la formazione e il lavoro” (Sfl) dedicato agli “occupabili”: a fine 2024, però, meno di 100 mila persone avevano effettivamente beneficiato dei percorsi di reinserimento professionale.

Per tamponare l’emergenza alimentare, l’esecutivo ha rifinanziato la Carta “Dedicata a te” con 500 milioni di euro per il 2025 (rispetto ai 600 milioni del 2024) e stanziato 50 milioni in più per il Fondo destinato alla distribuzione di derrate attraverso enti del Terzo Settore. I deputati del Movimento 5 Stelle hanno ottenuto un fondo di 500.000 euro per il biennio 2025‑2026 volto a garantire pasti nelle scuole elementari alle famiglie più bisognose; il Partito Democratico, invece, ha chiesto un rilancio dei finanziamenti ai servizi sociali, denunciando tagli che rischiano di compromettere la rete caritativa.

Dietro ogni dato, però, c’è un volto che rischia di rimanere invisibile: il fenomeno dei “poveri invisibili” – chi vive in emarginazione totale senza entrare nei circuiti ufficiali – continua a sfuggire alle statistiche, ampliando quella porzione di popolazione cui manca qualunque forma di tutela.

Se non si interviene con un approccio organico – che coniughi politiche abitative coraggiose, welfare sanitario universale, sostegni mirati a chi versa assegni di mantenimento e progetti di formazione e lavoro realmente inclusivi – il rischio è che l’Italia diventi gradualmente un Paese di due velocità, con sempre più famiglie condannate a scegliere tra mangiare, curarsi o mantenere i figli.

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