METEO – Che tempo farà questa estate? Secondo alcuni scenari saranno possibili problematiche “fasi di blocco”, con afa e siccità prolungate

Cliccare sui pulsanti sotto per condividere. GRAZIE !

Nella configurazione meteo nota come “fase di blocco”, l’espansione di un campo di alta pressione assume dimensioni tali da rendere quasi stazionaria la distribuzione delle correnti in quota, determinando un arresto del normale flusso perturbato che invece caratterizza le estati mediterranee più variabili.
Questa struttura agisce da barriera: le depressioni atlantiche e le correnti settentrionali vengono deviate verso latitudini più elevate o intrappolate in un vortice secondario, mentre sul bacino padano, sulla dorsale appenninica e lungo le coste si stabilisce un regime a lungo termine dominato da aria calda e secca.

Le origini di tale massa d’aria riconducono in buona parte al cuore del Sahara, dove l’irraggiamento intenso e la subsidenza promuovono l’accumulo di una colonna atmosferica particolarmente calda. Trasportata in quota dall’Anticiclone africano, essa taglia trasversalmente il Mediterraneo, riscaldando ulteriormente gli strati inferiori mediante riscaldamento adiabatico discendente. In pratica, dopo lo scavalcamento delle Alpi o l’attraversamento delle acque superficiali del Tirreno, all’arrivo sul continente il flusso caldo si fonde con la radiazione solare diurna, innalzando le temperature fino o oltre i 40 °C e riducendo al minimo il raffreddamento notturno a causa delle notti tropicali.

Questo quadro meteorologico non si risolve in poche ore, ma può protrarsi per giorni o settimane, poiché la configurazione sinottica che sostiene il blocco trova un rinforzo nella stessa ridotta attività delle catene montuose, spesso incapaci di indurre rovesci convettivi capaci di rompere l’argine anticiclonico. L’effetto combinato di incessante irraggiamento e assenza di precipitazioni conduce all’esaurimento delle riserve idriche superficiali e sotterranee, mentre l’elemento umidità, seppur contenuto, tende ad accumularsi al suolo, aumentando l’indice di disagio termico soprattutto nelle aree urbane dove l’isola di calore urbano eleva ulteriormente le temperature percepite.

Sul piano agronomico, la riduzione costante dell’umidità del suolo interferisce con la fase di fioritura e di ingrossamento del frutto, deprime la capacità di fotosintesi e incrementa il fabbisogno irriguo, facendo lievitare il consumo d’acqua e i costi di produzione. Nel contempo, la siccità accentua la fragilità dei boschi e delle macchie mediterranee, incrementando l’indice di pericolosità incendi in assenza di precipitazioni significative da diversi mesi. Le ricadute sanitarie si osservano in un aumento delle visite per colpi di calore e disturbi respiratori, attribuibili anche all’accumulo di inquinanti secondari come l’ozono troposferico, prodotto dalla reazione fotochimica tra UV e composti organici volatili.

Le analisi climatiche più recenti evidenziano una tendenza all’allungamento di queste fasi anticicloniche, favorita dal rallentamento del getto polare e dagli squilibri termici tra alta e media latitudine. I modelli per la seconda metà di giugno 2025 confermano uno schema dominante di alta pressione in estensione dal Nord Africa all’Europa centrale, con temperature allineate o superiori ai record pluriennali e precipitazioni prossime allo zero. Se tale dinamica perdurerà, la stagione estiva in corso potrebbe rientrare tra le più persistenti e intense degli ultimi decenni, giocando un ruolo da primo piano nel definire il nuovo standard climatologico del Mediterraneo.