La svolta italiana in Africa: ecco come il Piano Mattei può cambiare la geopolitica e bloccare l’“arma migratoria

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La partita sull’altro versante del Mediterraneo si gioca ormai a colpi di investimenti e diplomazia multilaterale, e l’Africa sta rapidamente scalzando vecchi alleati grazie a una strategia di lungo periodo. Il commercio tra la Cina e il Continente ha superato i 295 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento di quasi il 5% rispetto all’anno precedente. Mosca non resta a guardare: nel 2023 il commercio tra Russia e Paesi africani ha toccato un record di 24,5 miliardi di dollari, spinto da un +43% delle esportazioni e da accordi innovativi per pagamenti in valute locali che aggirano le sanzioni occidentali.

L’Europa fatica a tenere il passo. Gli Stati Uniti vantano un flusso commerciale di circa 72 miliardi di dollari con l’Africa nel 2024, ma mancano piani infrastrutturali di ampio respiro paragonabili alle grandi linee di credito cinesi o russe. Sul fronte militare e culturale, Pechino e il Cremlino espandono ambasciate e centri di formazione nel settore della sicurezza, mentre Parigi vede ridursi drasticamente la propria presenza: da oltre mille soldati dispiegati in un Paese dell’Africa centrale una decade fa, oggi se ne contano poco più di cento.

Il rischio dell’“arma migratoria” non è teoria, ma pratica. Sul corridoio del Mediterraneo centrale le traversate irregolari restano una leva potente: seppur diminuite del 64% nei primi otto mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, hanno comunque superato quota 200.000 arrivi. Dietro questi numeri si celano reti criminali e possibili spinte esterne volte a generare crisi politiche interne e pressione sociale nei Paesi di accoglienza, con l’Italia in primissima linea per la sua collocazione geografica.

L’Italia, tuttavia, possiede un asso nella manica: la sua storica vicinanza culturale e la rete di relazioni nel Mediterraneo meridionale. È qui che entra in gioco il Piano Mattei, sviluppato da istituti di ricerca italiani per mappare e coordinare i progetti dell’Italia in Africa, in sinergia con il Global Gateway europeo e il Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile Plus. L’obiettivo è evitare duplicazioni e concentrare gli investimenti nei settori energetico, infrastrutturale e agricolo, in particolare in Nord e Sud del Continente.

«Occorre superare il colonialismo mentale che ancora permea la politica estera occidentale», ammonisce Lucio Caracciolo, direttore di Limes, sottolineando che ogni strategia vincente deve partire dai bisogni africani — sicurezza alimentare, energetica e sanitaria — e non da spinte egemoniche estranee ai contesti locali. Solo un partenariato alla pari potrà impedire che l’“arma migratoria” si trasformi in strumento di ricatto e restituire all’Italia un ruolo di ponte credibile tra Europa e Africa, capace di coniugare stabilità, crescita economica e coesione geopolitica.