Aumenti al parcheggio della stazione di Afragola. Le spese per il trasporto sottraggono metà stipendio dei pendolari.

by "Il falco pellegrino"

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La stazione di Afragola è un vero gioiello, non solo architettonico, e i treni ad “alta velocità” (tratta Afragola-Roma Termini in 55′) e ad “alta capacità” (frequenza delle corse) ne fanno una delle migliori linee ferroviarie d’Europa. Inoltre, tutta la linea dispone di sofisticati sistemi di sicurezza e le stazioni sono ottimamente vigilate dalla Polfer e dal personale interno. Infine, la rete ferroviaria è in continua espansione, grazie anche anche alle capacità tecnica di Webuild, una realtà che tutto il mondo ci invidia.

Abbiamo parlato di questi aspetti nel seguente articolo e nei link a cui esso rimanda.

Ma c’è un “ma” grande come una una montagna: soprattutto per i pendolari provenienti da alcune aree (tra cui la Bassa Irpinia) il servizio, seppure ottimo, ha raggiunto costi insostenibili, come è stato messo in evidenza da Salvatore Guerriero (Presidente Nazionale e Internazionale di PMI International)

in questa breve intervista video:

Un abbonamento mensile medio, Freccia Rossa o Italo, si aggira all’incirca attorno ai 400 euro e a questi, occorre aggiungere le spese quotidiane per raggiungere la stazione di Afragola (e, in molto casi, i costi della Metropolitana di Roma).

A causa della levitazione dei costi dei carburanti, cominciata (per ragioni non molto chiare e che riguardano anche i meccanismi e lo strapotere consentiti a chi gestisce il settore energetico) già prima della guerra di Ucraina il costo quotidiano per il trasferimento in auto, per esempio dall’area baianese, può raggiungere (se si viene accompagnati da un familiare) anche i 10 euro al giorno, per un totale di circa 250 euro al mese. Altrimenti, si può parcheggiare nell’ampio parcheggio di Afragola.

Ed è qui che risiede l’ultimo problema: dal 1° novembre prossimo, i costi del parcheggio raddoppieranno, secondo la seguente tabella:

Insomma, comunque si voglia o si possa fare, la spesa complessiva, soprattutto per chi deve subire gli stipendi più bassi, erode circa il 50% degli stipendi.

Proprio in questi giorni, il Ministro Valditara ha varato la lodevole iniziativa di introdurre alcune agevolazioni in favore dei lavoratori della scuola, tra cui uno sconto che va dal 10 al 20% sui costi degli abbonamenti ferroviari, che rappresenta un aiuto importante e apprezzabile ma non certo risolutivo (anche perché sembra sia valido solo fino al 31 dicembre di quest’anno).   

Ci sono poche alternative a questo stato di fatto. E tra queste, quelle più realistiche consistono nell’usare servizi alternativi, come i servizi offerti da alcune autolinee locali. Si tratta di aziende che – mediamente – offrono un ottimo servizio, a un prezzo comparabile con quello degli abbonamenti ai treni, ma che – per contro – impiegano tempi di percorrenza circa due volte e mezza maggiori: ciò che richiede al pendolare notevoli e quotidiane capacità di resistenza fisica non sempre in possesso di chiunque.

Chi abita in prossimità della stazione di Caserta avrebbe anche l’alternativa di usare (a circa 1/3 del costo) i treni regionali, ma triplicando quasi i tempi di percorrenza e rimanendo spesso in piedi o pressati come sardine.

Insomma, da più parti viene sollecitato l’intervento della Politica Regionale, eventualmente stimolata dai referenti sul territorio.
Ma qui il discorso si complica e arriva a coinvolgere anche le politiche di redistribuzione del reddito, l’adeguamento degli stipendi, lo spostamento delle ricchezze dai lavoratori ai settori finanziari de a quelli produttivi meccanizzati, automatizzati e/o imminenti prede dell’Intelligenza Artificiale  (si veda, a tale proposito, l’illuminante intervista rilasciata da Elon Musk).

 

Tutte questioni complesse e articolate – tutt’altro che semplici da affrontare – ma che mettono a nudo chiaramente l’inadeguatezza di una politica (quella con una “p” molto minuscola) autoreferenziale, faziosa e incapace di prevedere, comprendere e gestire le problematiche che impattano sulla società, e di cui (anche a causa dei lauti stipendi e dei benefit di cui essa immeritatamente gode) non riesce a comprendere le necessità, causate – in massima parte – proprio dalla sua manifesta incapacità. 



 

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