Mescolavano kerosene rubato, olio rigenerato e un pizzico di gasolio (per l’aroma) e lo spacciavano in tutta Italia per gasolio vero. (con VIDEO)

Foto di repertorio (non indicativa)
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Gli ignari automobilisti erano ben contenti di fare il pieno in una delle tante pompe bianche sparse per l’Italia a un prezzo più basso rispetto alla media. Non potevano certo immaginare che quello che finiva nel serbatoio delle loro macchine era diesel “appezzottato”. Più economico, certamente, ma anche più inquinante e capace di produrre danni incalcolabili al motore delle auto. A “produrlo” e distribuirlo era una vera e propria associazione criminale con base a Rimini e ramificazioni in tutta la Penisola, miscelando kerosene con un 20% di gasolio e un 10% di olio rigenerato.

E non solo Il kerosene proveniva da un oleodotto di una base NATO in Belgio, da dove era stato rubato da specialisti dei furti su commissione nel 2019. L’organizzazione era riuscita ad importarne in Italia circa 900mila litri spacciandolo per bitume destinato a delle aziende greche e riuscendo in questo modo ad aggirare i controlli. Una volta passata la frontiera, le autocisterne cariche di kerosene raggiungevano un deposito con sede ad Aprilia (in provincia di Latina), dove il carburante veniva trattato e infine smistato nelle stazioni di servizio attraverso una società di distribuzione perfettamente in regola.

SEGUE IL COMUNICATO UFICIALE:

I Finanzieri del Comando Provinciale di Rimini, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione in tutta Italia ad un decreto di sequestro emesso dal G.I.P. del Tribunale di Rimini in applicazione della normativa antimafia con cui è stata disposta la confisca di beni del valore complessivo stimato di 3 milioni di euro, nei confronti di tre soggetti indagati per plurime ipotesi di reato.

In ipotesi d’accusa, l’operazione “STEAL OIL” ha consentito di acquisire elementi in ordine all’esistenza di un’associazione per delinquere con base a Rimini, ma operante anche nel Lazio, Umbria, Abruzzo e in Belgio, responsabile di una pluralità di “reati fine” a sfondo economico-finanziario, tra cui svariate intestazioni fittizie di società, tentata truffa ai danni dello Stato, in relazione alla illecita richiesta di finanziamenti pubblici a carico del FEASR (bando della Regione Umbria), ricettazione, contrabbando internazionale di oli minerali e frode nell’esercizio del commercio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, commessi in Rimini e nelle province di Roma, Latina, Napoli e Lucca.

In particolare, le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno permesso di acquisire elementi dai quali è stato desunto che gli associati hanno illecitamente importato in Italia, in soli 4 mesi di attività e mediante l’utilizzo di fittizia documentazione accompagnatoria, circa 900 mila litri di kerosene provento di furto in un oleodotto di una base NATO in Belgio, destinato cartolarmente a società greche, in ipotesi d’accusa illecitamente miscelato in un deposito abusivo con gasolio e olio rigenerato, immesso in consumo e venduto ad ignari clienti attraverso decine di distributori stradali di carburanti conniventi ubicati in varie regioni d’Italia.

L’ipotesi d’accusa è avvalorata dalla circostanza che nel corso delle indagini, alla barriera autostradale di Maccarese (RM), è stato eseguito un controllo di un autoarticolato nella disponibilità degli indagati, che ha permesso di sottoporre a sequestro di 18 mila chili (corrispondente a circa 26 mila litri) di kerosene in ipotesi provento di furto.

Le attività investigative sono state particolarmente complesse in relazione alle plurime condotte delittuose svolte, al numero e alla distribuzione geografica degli indagati e delle società coinvolte e al contemporaneo svolgimento di parallela indagine in Belgio – per la quale è stato necessario inviare un Ordine Investigativo Europeo, nonché alla necessità di coordinamento con EPPO, la Procura europea che ha competenza sui delitti commessi contro gli interessi dell’Unione Europea.

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