Perché non legare le quote di accoglienza dei migranti all’ottenimento di quote di materie prime dai Paesi o dalle aree di provenienza?

Una proposta reale per rendere sostenibile l’accoglienza e per stimolare i Paesi recalcitranti.

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In questi giorni, sulla stampa nazionale, ho potuto leggere una dichiarazione del Ministro Piantedosi riguardante l’aberrante caso di cronaca di Rovereto, dove una donna di 61 anni (che avrebbe potuto essere una nostra parente) è stata uccisa da un immigrato in un tentativo di rapina e di violenza sessuale.

Il Ministro ha così, molto lucidamente, dichiarato: “L’episodio di Rovereto ci dimostra che sostenere l’integrazione e l’accoglienza senza limiti, senza riguardo verso il tema della sostenibilità dell’accoglienza ci porta a confrontaci con situazioni drammaticamente estreme”, ha spiegato Piantedosi che, anticipando i temi del decreto sostenibilità, ha poi aggiunto: “La riflessione che proveremo a proiettare nel pacchetto di sicurezza di settembre è che – anche se siamo un paese di grande accoglienza dovremmo fare uno sforzo aggiuntivo – per un certo tipo di casistica come quello di Rovereto – per trovare un equilibrio tra questi principi di accoglienza e le esigenze di sicurezza e di protezione di tutta la cittadinanza”.

Sono perfettamente d’accordo con tale impostazione. Anzi, più volte mi sono chiesto se un cittadino che avesse subito danni da un immigrato fatto sbarcare con tanta leggerezza e poi lasciato libero di delinquere non potesse poi rivalersi contro lo Stato che, con questo suo eccessivo buonismo ha messo avventatamente in pericolo la sua incolumità.

 Chiaramente il discorso è molto complesso. È chiaro che occorre “salvare”, accogliere e difendere tutti i nostri fratelli che si trovino in difficoltà, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalle loro convinzioni religiose e dalle loro radici culturali. Ma è anche vero che stiamo importando, insieme alle persone per bene, pericolosi delinquenti senza scrupoli (in particolare, da alcuni Paesi subsahariani, nordafricani e dell’Est) che si sono ormai profondamente radicati in alcune zone del nostro Paese e in alcuni quartieri delle nostre città.

Tra l’altro, in molti casi, gli immigranti onesti vengono abbandonati in oggettive condizioni di difficoltà, senza alcun programma reale di inclusione, e finiscono per essere preda e manovalanza del crimine organizzato.

Insomma, l’impressione è che si stia innescando, soprattutto in alcune periferie, una vera e propria bomba sociale che non lascia prevedere niente di buono.

La questione è poi ulteriormente complicata da due aspetti. Il primo è rappresentato dalla “stupefacente” posizione di una certa parte politica che difende a oltranza i diritti degli immigrati giungendo perfino a spingere una certa avvocatessa a dichiarare (in occasione di uno stupro compiuto da un immigrato nel 2017) che “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare; probabilmente lui non conosce questa regola”.

Ora, questa dichiarazione si potrebbe commentare con tutta una serie di considerazioni (anche sessiste e volgari) che non sono abituato a fare. Ma ciò non mi esime dall’essere d’accordo Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che in quell’occasione presentò un’interrogazione all’allora Ministro della Giustizia chiedendo che l’avvocatessa in questione fosse allontanata dal comitato di cui faceva parte.

Il secondo aspetto da tenere in considerazione è l’ipocrisia con cui alcuni Paesi membri della Comunità Europea affrontano (o, più precisamente, ignorano) questa vera e propria emergenza umanitaria.

Ebbene – e vengo al punto – conviene prendere al più presto prendere coscienza che, purtroppo, il fenomeno migratorio aumenterà. E non solo per i motivi che lo alimentano oggi (tentativi di destabilizzarci da parte di Paesi non amici, interessi criminali degli scafisti, presumibili interessi economici di alcune strane figure di “volontari remunerati”, tratta di esseri umani, e così via) ma anche perché al flusso di nostri fratelli che, legittimamente, affrontano con coraggio il rischio di una terribile traversata, prima del deserto e poi del mare in tempesta, si aggiungerà un flusso ancora più imponente dei “migranti climatici”.

Si stimano, infatti, in circa 260 milioni – 86 milioni delle quali in Africa Sub-Sahariana – le persone che nei prossimi anni saranno costrette a emigrare a causa dei cambiamenti climatici. 

Per tutto ciò che ho sinteticamente e – quindi – confusamente premesso, è chiaro che la questione richieda essere governata in maniera efficace.

Perciò, per fare in modo che il peso dell’accoglienza non venga lasciato tutto sulle spalle della nostra Nazione, occorre che si trovi qualche modo di rendere “conveniente” l’accoglienza, non solo per l’Italia ma anche per i Paesi più renitenti.

Una possibile soluzione potrebbe essere quella di legare – in sede di accordi internazionali o bilaterali – il numero di immigrati che ogni Paese accoglie con quote di materie prime ottenibili (in maniera agevolata) dai loro Paesi di provenienza.

Insomma, la Nazione accogliente, dovrebbe non solo caricarsi del costo dell’accoglienza ma anche beneficiarsi delle risorse del Paese di provenienza che, in tal modo, contribuiscano al loro mantenimento e alla loro integrazione.

Non sarebbe la prima volta che si legherebbe la questione migranti a quelle delle risorse. Per esempio, una settantina di anni fa, si legarono le quantità di carbone belga al numero di migranti italiani utilizzati per estrarlo.

Situazioni eccezionali richiedono soluzioni eccezionali.

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