Piero Angela, morto il 13 agosto 2022, è stato un divulgatore scientifico, giornalista, conduttore televisivo e saggista italiano, con una breve carriera professionistica iniziale anche come musicista jazzista e pianista. Autore di innumerevoli programmi televisivi dedicati alla scienza, alla storia ed all’economia, tra cui “Quark” e “Superquark”. Ha scritto numerosi libri sugli argomenti più diversi: biologia, psicologia, fisica, sviluppi tecnologici, evoluzione umana, astrofisica, problemi ambientali.
L’ultimo suo capolavoro “Dieci cose che ho imparato” è un diario intimo del suo sapere, l’ultimo, che ha voluto regalarci prima di andarsene come riferisce il figlio Alberto Angela.
Piero Angela in questo libro raccoglie tutte le cose che ha imparato in tanti anni di professione, esperienze, incontri…
L’autore si chiede come mai un paese come l’Italia, che ha marcato profondamente per secoli il cammino della civiltà, oggi sia così in difficoltà e abbia perso le sue luci.
La risposta è in dieci capitoli, dieci aree critiche su cui occorre agire e in cui l’autore condivide con i lettori alcune proposte, frutto della sua lunga esperienza sul campo.

Ecco come ne parla suo figlio Alberto, suo degno erede, nell’introduzione del libro.
Ognuno dei capitoli fa parte delle costellazioni di argomenti che ho avuto l’incredibile fortuna di esplorare ascoltandolo per decenni. E vi posso dire che, leggendoli, è come se avesse messo una sedia anche per voi, accanto a me, in questi anni. Che sia stato mentre scrivevamo libri a quattro mani unendo le nostre esperienze e conoscenze, oppure a cena, al telefono o in assolati pomeriggi di fronte al mare, la sua mente donava un sapere forte e nutriente, aprendo la nostra a universi per noi fino ad allora lontani e irraggiungibili, grazie al suo modo scientifico e stimolante di vedere ogni cosa.
Era, ed è tuttora con i suoi programmi e i suoi libri, una sorta di spinta che dava al nostro pensiero, un po’ come si fa con l’altalena, e che io trovo presente in tutte le sue frasi di questo libro. Una spinta potente e sorridente, che gli ho sempre riconosciuto. Una volta gli ho chiesto: «Papà, ma come fai a sapere ogni volta la soluzione giusta per qualsiasi questione?». E lui mi ha risposto: «Leggendo e documentandomi. E poi pensando molto». Ed era proprio questa capacità, razionale e limpida, di mettere assieme cose poco note, che gli consentiva di proporre spiegazioni (lui non le imponeva mai) ai problemi, con un’onestà che vi lasciava meravigliati. Pur lavorando nello stesso campo, so che non avrò mai la sua saggezza.


