Nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2025 una vasta frana ha interessato la provinciale che sale al Santuario di Montevergine, provocando il collasso di un tratto di carreggiata e l’immediata interdizione del transito; la situazione richiede interventi tecnici urgenti e solleva preoccupazioni per l’accessibilità al luogo di culto e per l’economia locale.

L’evento franoso si è originato da una nicchia di distacco ben definita sul versante sovrastante la strada: un fronte di materiale incoerente e blocchi rocciosi si è staccato, trascinando con sé porzioni di asfalto e compromettendo parapetti e barriere di sicurezza.
Le prime ispezioni hanno evidenziato fratture trasversali e segni di erosione alla base del piano di scorrimento, elementi che fanno pensare a un cedimento di natura idrogeologica aggravato da preesistenti tagli stradali e da un sistema di drenaggio e di stabilizzazione insufficiente.
Il meccanismo responsabile appare multifattoriale: alterazioni del profilo del versante dovute a lavori pregressi, accumulo di acqua meteorica e la natura del substrato che favorisce scorrimenti.
Le operazioni immediate hanno riguardato la messa in sicurezza dell’area: i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile hanno delimitato il perimetro per evitare accessi pericolosi, mentre tecnici comunali e geologi hanno effettuato rilievi preliminari, anche con l’ausilio di droni, per mappare l’estensione del dissesto.
Sono già stati eseguiti interventi di somma urgenza per rimuovere i massi più instabili e per impedire ulteriori colate, ma la riapertura definitiva richiederà una progettazione strutturale che comprenda opere di consolidamento del versante, reti paramassi, gabbionate e sistemi di drenaggio profondi.
La chiusura della provinciale ha reso centrale il tema delle vie alternative: oltre alla funicolare storica che collega Mercogliano al Santuario — impianto che può rappresentare una soluzione temporanea ma che necessita di verifiche tecniche e autorizzative per un potenziamento del servizio — l’unica via stradale percorribile in alternativa passa per la direttrice verso Pietrastornina, un percorso secondario tortuoso e non pensato per sostenere flussi intensi di traffico.
La strada per Pietrastornina, pur esistente, non è attrezzata per sostituire la provinciale interrotta: presenta tratti stretti, tornanti ripidi e punti soggetti a rischio idrogeologico che richiederebbero interventi di adeguamento prima di poter essere utilizzata come collegamento stabile.
Sul piano politico e istituzionale, i sindaci dei Comuni coinvolti si sono attivati immediatamente: il primo cittadino di Mercogliano ha presenziato ai sopralluoghi, sollecitando la Prefettura e la Regione per ottenere risorse e supporto tecnico; il sindaco di Ospedaletto d’Alpinolo ha espresso preoccupazione per la sicurezza dei residenti e per le ricadute sul tessuto economico locale, chiedendo procedure accelerate per la progettazione e l’affidamento dei lavori.
Le amministrazioni locali hanno inoltre segnalato la gravità dell’evento alle autorità nazionali: è stata formalmente richiesta l’attenzione del ministro competente e, secondo quanto riferito dalle fonti locali, è stato avvertito il ministro Piantedosi, particolarmente legato al territorio irpino; è inoltre nelle intenzioni degli amministratori coinvolgere il presidente della Camera, Roberto Fico, per sollecitare un intervento coordinato e misure straordinarie.
Le conseguenze economiche sono già al centro delle valutazioni: Montevergine è un polo di attrazione per pellegrinaggi e turismo religioso, e la sospensione prolungata dei collegamenti rischia di penalizzare strutture ricettive, ristorazione e l’indotto legato agli eventi liturgici.
Si teme che lungaggini burocratiche e ritardi nell’assegnazione dei lavori possano tradursi in perdite significative per le attività locali, con effetti a catena sull’occupazione stagionale e sui servizi.
Per questo motivo le autorità locali spingono per l’attivazione di procedure d’urgenza che consentano di accorciare i tempi di intervento senza rinunciare alle necessarie verifiche geologiche e progettuali.
Dal punto di vista tecnico, la ricostruzione dovrà partire da indagini geognostiche approfondite per definire il piano di intervento: sondaggi, prove penetrometriche e modellazioni del versante sono indispensabili per stabilire la profondità del piano di scorrimento e la tipologia di opere di consolidamento più efficaci.
I danni materiali includono la perdita di tratto stradale, la compromissione delle opere di contenimento esistenti e il rischio di ulteriori distacchi in caso di precipitazioni intense; la priorità è quindi stabilizzare il fronte di frana e ripristinare un corridoio sicuro per il transito.
Non vanno trascurati gli aspetti sociali e culturali: il Santuario di Montevergine non è solo un punto di riferimento religioso, ma anche un patrimonio storico e identitario per l’intera area.
Garantire l’accesso in sicurezza significa tutelare la dimensione spirituale della comunità e preservare le attività connesse ai pellegrinaggi, che rappresentano una componente fondamentale dell’economia locale.
In parallelo, è opportuno valutare misure di sostegno economico per le imprese colpite e piani di comunicazione chiari per informare residenti e visitatori sull’evoluzione dei lavori e sulle soluzioni temporanee adottate.
Altri aspetti emersi riguardano la necessità di ripensare la gestione del territorio a monte delle infrastrutture: pratiche di manutenzione dei versanti, controllo dei tagli stradali effettuati in passato e una pianificazione che integri la mitigazione del rischio idrogeologico nelle opere viarie.
La frana mette in luce la fragilità di infrastrutture costruite in contesti geomorfologici complessi e la necessità di investimenti strutturali per la prevenzione, non solo per la riparazione emergenziale.
Questo quadro richiede una risposta multilivello: interventi tecnici immediati per la sicurezza, progettazione specialistica per il ripristino definitivo, e misure amministrative e finanziarie per accelerare le procedure.
La combinazione di urgenza operativa e rigore progettuale sarà determinante per ridurre i tempi di chiusura e limitare le ricadute economiche e sociali.

