Il vero Castello del Litto, di Mugnano del Cardinale, in un servizio della Prof.ssa Lisetta Magnotti [con video, notizie e coordinate],

Servizio della prof.ssa LISETTA MAGNOTTI

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Sempre più persone contattano (tramite la email irnews2023@gmail.com o il numero whatsapp 3489104352) la redazione di Irpiniattiva.news per chiedere informazioni turistiche e ambientali sul territorio della Bassa Irpinia.
Dalle diverse richieste è emerso che esiste una confusione tra il “Castello del Litto” e “Rocca Erminia”.
Abbiamo perciò pregato la “nostra” Lisetta Magnotti di regalarci il servizio che riportiamo nel filmato e nelle righe seguenti.


 

Il vero castello di Mugnano, denominato il “Castello del Litto,” attualmente è ridotto a pochi ruderi seminascosti dalla vegetazione. Questa fortezza sorse in epoca normanna, per il controllo della valle del Gaudo e l’antica strada che collegava Nola ad Avellino. Era formata da tre cerchie murarie e da un mastio centrale, e doveva essere molto simile al non distante castello di Avella. Occupava un’area di circa 6.300 metri quadri, con la cinta muraria esterna di circa 380 metri a forma di arco, adattata alla sommità della collina.
I più vecchi riportano che, secondo la leggenda, un cunicolo segreto collegherebbe i ruderi del castello con il punto in cui il vallone che scende dall’altura del Litto incontra la strada Nazionale, all’altezza della località nota come Ponte Miano. 

“Rocca Erminia”, invece, è un palazzotto molto più recente. Fu fatta costruire nel 1874 da don Santo Bellusci, un ricco proprietario di neviere (che giunse addirittura a battere moneta), in onore della figlia morta prematuramente.
Questo palazzotto, denominato anche Palazzo del Cognulo, si raggiunge facilmente, in auto, sia da Quadrelle che da Mugnano salendo verso San Pietro a Cesarano.

 

“Rocca Erminia” il palazzotto dell’Ottocento talora indicato erroneamente come “Castello del Litto”.

 

Secondo alcune congetture, il Castello svevo del Litto sarebbe stato costruito su una più antica “Villa Cesarana”, di epoca romana (da non confondersi con il Cenobio di San Pietro a Cesarano), a sua volta edificata sui resti di una più antica fortezza edificata dai Greci Calcidiesi (provenienti dalla città cretese di Lyctos e che avevano stabilito una potente colonia a Cuma).

Le prime vicende storiche del Castello del Litto sono legate a quelle della vicina Avella, in quanto faceva parte del suo territorio.

Nei documenti risalenti a dopo l’anno 1000, si evince che Quadrelle, Sirignano, Baiano e i casali di Mugnano (tra cui “Ponte Mianum”, così chiamato a causa del ponte elevatoio che divideva la Contea di Capua da quella di Avellino) appartenevano tutti al Castello del Litto.

Durante il periodo angioino, il Castello del Litto venne infeudato a Tommaso Scillato, per poi passare, intorno al 1300, a suo figlio Riccardo, ciambellano del re Roberto d’Angiò. Il feudo passò poi a molti proprietari (Pietro II Anselone, poi Niccolò Orsini, il quale lo restituì all’Abbazia nel 1395, per poi riprenderlo e tenerlo fino al 1428).

Successivamente, il Litto e il centro sottostante di Mugnano furono governati dal commendatario di Montevergine, per mezzo di ufficiali scelti tra monaci dell’abbazia.
Costui ravvisando la necessità di una sede adeguata più a valle fece costruire il “Palazzo del Cardinale”, in cui tra il 1467 e il 1486, accanto ai monaci, avevano la loro sede temporanea i successivi Cardinali commendatari. La costruzione di tale palazzo causò la definitiva decadenza della fortezza del Litto, che fu del tutto abbandonata.
Nel 1515 il feudo di Mugnano fu trasferito alla Santa Casa dell’Annunziata (A.G.P.) di Napoli che lo tenne fino all’eversione della feudalità.

(Si riporta che, il “Palazzo del Cardinale” venne poi trasformato in una grande foresteria, denominata il Procaccio e che, la notte del 13 gennaio del 1497, vi sostarono le sacre spoglie di San Gennaro che il Cardinale Alessandro Carafa trasferì da Montevergine a Napoli).

Fonti delle informazioni storiche:

L’esagono,  di Benedetta Napolitano.
La Città del Baianese, di Pellegrino De Rosa e Benedetta Napolitano.

 






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